L'Associazione
La Pro Loco, come si evince anche dal nostro statuto, è un'associazione di volontariato, senza fini di lucro. Esercita la propria attività all'interno del territorio comunale allo scopo di valorizzare le caratteristiche tradizionali, folcloristiche e culturali proprie della storia e della vita sociale del paese, con particolare attenzione alla promozione del turismo territoriale.
Grigno è il primo borgo significativo della Valsugana propriamente detta per chi provenga da Bassano, in direzione di Trento. La località sorge alla sinistra idrografica del Brenta, non lungi dalla confluenza tra quest´ultimo ed il torrente Grigno
Il baule magico del cantastorie
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La Sagra di San Giacomo
Sagra di San Giacomo
Fra tutte le sagre della Valsugana, compreso il Canale del Brenta, la più festosa ed animata è senza dubbio la sagra di San Giacomo. E’ questa una festa del popolo che si differenzia dalle altre per vivacità e brio. Per otto giorni la campana della chiesa suonava a festa. In occasione di tale festa gli abitanti del paese preparano pietanze appetitose, imbiancano le case, i giovani comprano nuovi abiti, il paese intero viene rimesso a nuovo, la chiesa abbellita con fiori e ripulita.
Tanti anni fa c’era uno splendido gonfalone con San Giacomo inginocchiato sulle nuvole – pregava per il paese di Grigno, steso ai suoi piedi -. Grigno antico era dipinto sul gonfalone, pregevole opera d'arte di un ignoto pittore. Durante la Prima Guerra Mondiale però il gonfalone sparì.
Il giorno della sagra la gente si alza molto presto, al suono dell’Ave Maria esce dalle rispettive abitazioni e si avvia verso la chiesa, qui dopo la solenne messa, la gente si prepara per la processione. Il coro parrocchiale, magistralmente istituito esegue musica scelta. In questo solenne giorno tutti gli abitanti del paese sono felici, a tal proposito un reverendo Padre predicatore ebbe ad esclamare: “Grigno felice che ti sei scelto un Santo Patrono”. Nel primo pomeriggio intanto cominciavano ad arrivare anche i forestieri dai paesi vicini. La festa di S. Giacomo viene considerata la festa di tutti, il giorno seguente invece, San Giacometo, è la sagra riservata in special modo ai grignati. Comunque la sera di S. Giacomo e S. Giacometo tutte le famiglie si recano nella piazza a bere la birra. E’ questa una vecchia tradizione.
Alcuni anni fa invece, alla vigilia della festa arrivavano i banchetti. Da Borgo giungeva la Lugarina col suo carrettino di “bruzolai”, pan bavarese ed altre leccornie. Il vecchio Zen de Bassano, con il carrettino pieno di pesche e pere. In piazza veniva eretto l’albero della cuccagna, in cima vi si collocavano polli e salami, premio ambito dagli arditi arrampicatori, mentre le Nenote, le andolete, i Bepi, i Giacomini, disposti tutti sotto l’albero gioivano anch’essi, presi dall’entusiasmo. Grande divertimento era anche il gioco del Bepo e delle Giegie. In quel periodo però la birra era poco conosciuta quindi la sostituivano con il vino delle Musiere. Se in quell’anno la raccolta dei bozzoli aveva dato buoni frutti, la festa era più bella. Più completa, tanto più se c’era il concorso delle Bande di Pieve o di Borgo. I ragazzi aspettavano con ansia l’arrivo della giostra, scalzi ed accaldati le andavano incontro su per lo stradone. Le giovani tanti anni fa vestivano con gonne ampie e lunghe e “gabanei” di seta; portavano grembiuli di seta di colori piuttosto vivaci e fazzoletti “sciallin” con le frangie al collo. Si ballava la quadriglia e la pulchete.
Attualmente tutto è cambiato, questi sono soltanto ricordi di tempi lontani. Sono scomparsi i costumi di allora, l’albero della cuccagna non esiste più, i banchetti non si fanno più vedere.
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